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ADDIO ALLA TERAPIA ANTIBIOTICA IN ASCIUTTA

I veterinari italiani vogliono arrivare preparati all’esame. E’ infatti un vero e proprio test di abilità professionale quello che dovranno superare allorchè l’Unione europea, al fine di ostacolare lo sviluppo batteri antibiotico-resistenti, deciderà di vietare l’impiego di antibiotici ai fini profilattici.

Pratica finora sfruttata anche nell’allevamento bovino da latte, dove alla messa in asciutta le vacche vengono abitualmente sottoposte a un trattamento antibiotico a tappeto, con finalità sia terapeutiche che preventive nei confronti delle mastiti.
Un trattamento che come hanno dimostrato innumerevoli prove scientifiche, è efficace sia nel diminuire l’incidenza sia nell’alleviare e rendere curabili le mastiti che si manifestano dopo il parto, durante la lattazione.

Ma quanto pesa in termini di quantità utilizzate la cosiddetta “terapia in asciutta”? Certamente parecchio. Secondo dati olandesi in una stalla media il 60% degli antibiotici viene impiegato per il controllo delle infezioni mammarie, e due volte su tre viene usato alla messa in asciutta. Ed è stato proprio il caso-Olanda al centro delle attenzioni dei 200 veterinari che lo scorso weekend hanno preso parte, a Reggio Emilia, al quindicesimo congresso annuale del Mastitis council Italia.
Il perché è presto detto: nel 2012 il paese dei tulipani ha deciso di vietare la terapia a tappeto, per approdare alla cosiddetta terapia “selettiva” delle vacche in asciutta. Dunque, il cammino che per volontà di Bruxelles attende anche l’Italia. Con quali risultati?

Da quanto riferito da Mariska van der Voort dell’Università di Wageningen, negli allevamenti olandesi l’impiego di antibiotici è per prima cosa diminuito. Un esito per nulla scontato visto che c’è il rischio che alla diminuzione degli antibiotici impiegati per l’asciutta corrisponda un aumento dell’incidenza e della gravità delle mastiti in lattazione e che dunque a giochi fatti i veterinari debbano prescrivere maggiori quantità di antibiotici.
Secondo, i buiatri e gli allevatori olandesi sono gratificati nel riuscire a soddisfare le richieste provenienti da un consumatore sempre più esigente.

A lezione dai danesi
Ma nelle stalle dei Paesi Bassi il cambio di passo deve essere stato tutt’altro che indolore se sono esatte le stime dei ricercatori olandesi, che hanno messo in luce come la terapia selettiva possa risultare anche più costosa e meno protettiva della terapia a tappeto, e che molto dipenda da quale vacche il veterinario e l’allevatore decidano di includere nel trattamento.

Ecco perché a Reggio Emilia i buiatri hanno ascoltato con estrema attenzione i consigli operativi offerti da Jörgen Katholm, un esperto di mastite bovina proveniente da un paese, la Danimarca, dove la terapia selettiva è obbligatoria per legge da oltre trenta anni.
Per i veterinari italiani l’esame si avvicina e occorre “studiare”.

Fonte: http://www.agronotizie.imagelinenetwork.com

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