Colina ruminoprotetta: effetti su vacche da latte

Questo interessante studio dal titolo “Effetti dell’integrazione con colina rumino-protetta nel periodo di transizione su salute e performance delle bovine da latte: una meta-analisi” ci permette di capire meglio l’efficacia dell’utilizzo di questo nutriente essenziale.

La colina come nutriente essenziale

La colina è un noto nutriente essenziale nelle diete dei monogastrici; in particolare, è necessario per la sintesi di fosfolipidi di membrana essenziali, svolge un ruolo nel metabolismo 1-C e funge da precursore per la sintesi di acetilcolina (Zeisel e Da Costa, 2009). Un aspetto importante della colina è il suo ruolo sul metabolismo intermedio lipidico. La carenza di colina provoca lipidosi epatica, presumibilmente a causa della minore biosintesi di fosfatidilcolina che compromette l’esportazione di triacilgliceroli epatici come lipoproteine a densità molto bassa (Yao e Vance, 1988). Nei ruminanti, tuttavia, quasi tutta la colina alimentare viene degradata dai batteri ruminali (Sharma ed Erdman, 1989a), cosa che preclude adeguati esperimenti di titolazione della dose e richiede l’integrazione della colina in una forma rumino-protetta.

Bilancio negativo dei nutrienti nelle vacche da latte

Le vacche da latte nelle ultime settimane di gestazione e nelle prime settimane di lattazione sono soggette a un bilancio negativo dei nutrienti, che induce un ampio catabolismo dei depositi di grasso e che può portare fino al 50% dei capi a sviluppare lipidosi epatica da moderata a grave (Bobe et al., 2004). Si ritiene che la lipidosi epatica nelle vacche da latte nel periparto sia il risultato dell’assorbimento esteso combinato di acidi grassi da parte del fegato, con conseguente riesterificazione a trigliceridi a causa del lento tasso di esportazione di lipoproteine del fegato delle bovine (Drackley, 1999). Reynolds et al. (2003) ha mostrato un ampio aumento dell’estrazione epatica di acidi grassi da 19 giorni prima del parto a 11 g dopo il parto, cioè una differenza di circa 2,28 mol/giorno. Questo aumento probabilmente riflette il cambiamento nella lipolisi che accompagna l’inizio della lattazione, che può predisporre le vacche alla lipidosi epatica. Le vacche che soffrono di lipidosi epatica hanno una salute compromessa, con un aumentato rischio di chetosi e dislocazione dell’abomaso e una riduzione delle prestazioni produttive (Drackley, 1999 ; Bobe et al., 2004). Allo stesso tempo, le vacche sono soggette ad un bilancio nutrizionale negativo, le concentrazioni di metaboliti della colina nel plasma sono al minimo durante le prime settimane di lattazione (Artegoitia et al., 2014 ; Imhasly et al., 2015) e l’integrazione di colina rumino-ptotetta (RPC) porta ad un aumento delle concentrazioni plasmatiche di metaboliti della colina nelle vacche prepartum (Zenobi et al., 2018b). Il miglioramento nel prepartum dello stato della colina ha il potenziale per ridurre il rischio di lipidosi epatica (Cooke et al., 2007 ; Zenobi et al., 2018b) e migliorare la salute e la produzione di latte dopo il parto (Lima et al., 2012).

Studi sull’effetto dell’integrazione con colina ruminoprotetta

Numerosi esperimenti sono stati condotti per determinare l’effetto dell’integrazione con RPC in varie forme e dosi, e in diverse formulazioni della dieta, sulle prestazioni postpartum ( Hartwell et al., 2000 ; Zhou et al., 2016 ; Zenobi et al., 2018a ). In generale, l’integrazione in bovine nel periodo di transizione con RPC aumenta la produzione di latte, grassi ed ECM ( Baldi e Pinotti, 2006 ; Sun et al., 2016 ; Zenobi et al., 2018a ), sebbene le risposte non siano sempre state coerenti ( Hartwell et al. , 2000 ; Zhou et al., 2016). Tuttavia, poco si sa circa l’effetto della dose ottimale di colina, integrata in forma rumino-protetta, sulle prestazioni postpartum. Inoltre, l’effetto dell’RPC sul rischio di sviluppo di alcune patologie è per lo più sconosciuto perché la maggior parte degli esperimenti ha avuto restrizioni sulla dimensione del campione per la valutazione dell’incidenza delle malattie. Infine, poiché sia la colina che la metionina partecipano al metabolismo 1-C, è possibile che le risposte alla colina dipendono dalla disponibilità di metionina. Un approccio per affrontare alcuni di questi problemi consiste nell’utilizzare metodi meta-analitici nel tentativo di integrare i risultati dei singoli esperimenti disponibili nella letteratura scientifica (Lean et al., 2009).

Basi dello studio sull’integrazione con colina ruminoprotetta

L’ipotesi del presente studio era che l’integrazione di colina in forma rumino-protetta durante il periodo di transizione avrebbe migliorato la produzione postpartum e ridotto l’incidenza di problemi di salute nelle bovine da latte. Una seconda ipotesi sosteneva che l’uso di modelli misti di meta-analisi avrebbe comportato l’identificazione di una quantità ottimale di colina da somministrare alle vacche per migliorare le prestazioni produttive dopo il parto. Pertanto, gli obiettivi dello studio erano di utilizzare i dati della letteratura pubblicata, in cui l’integrazione di RPC è iniziata nel pre-partum, per valutare gli effetti sulla produzione e sulla salute delle vacche da latte. Un ulteriore obiettivo era identificare una dose ottimale di colina somministrata in forma rumono-protetta e se le risposte all’RPC dipendessero dal contenuto energetico nella dieta pre-partum e dalla disponibilità pre e postpartum di metionina metabolizzabile.

Abstract dello studio

L’obiettivo dello studio è stato utilizzare metodi meta-analitici per determinare gli effetti dell’integrazione di colina rumino-protetta (RPC), iniziata nel prepartum, sulla produzione e sulla salute delle vacche da latte. La letteratura è stata sistematicamente rivista e sono stati inclusi 21 esperimenti, con fino a 66 livelli di trattamento e 1.313 vacche in prepartum. Tutti gli esperimenti hanno avuto un trattamento senza colina supplementare (0 g/giorno) e la quantità di colina integrata alle vacche trattate variava da 5,6 a 25,2 g/giorno. La durata dell’integrazione pre e postpartum con RPC è stata in media di 22,0 ± 6,0 e 57,5 ± 42,2 giorni (± deviazione standard), rispettivamente. I dati raccolti includevano la composizione degli alimenti e le analisi chimiche delle diete pre e postpartum, la quantità di colina integrata, il numero di vacche per trattamento, frequenza degli eventi sanitari, i minimi quadrati aggiustati e il rispettivo errore standard per le risposte di produzione, composizione epatica e parametri ematici. Le concentrazioni di energia netta per la lattazione e di aminoacidi e proteine metabolizzabili (MP) nelle diete pre e postpartum sono state previste per ogni livello di trattamento usando il National Research Council (2001). L’aumento della somministrazione di colina durante il periodo di transizione ha portato ad un aumento lineare dell’assunzione di sostanza secca pre (β = 0,0184 ± 0,00425) e post partum (β = 0,0378 ± 0,00974), della produzione di latte (β = 0,436 ± 0,112), del latte corretto (ECM; β = 0,422 ± 0,0992), dei grassi (β = 0,00555 ± 0,000793) e delle proteine (β = 0,0138 ± 0,00378). Tuttavia, è stata osservata un’interazione tra colina e metionina metabolizzabile postpartum in percentuale della proteina metabolizzabile (METMPPo) per produzione di latte, ECM e proteine, perché, con l’aumento di METMPPo, la risposta positiva alla colina su questi parametri diminuiva. L’integrazione di colina durante il periodo di transizione ha teso a ridurre il rischio di ritenzione di placenta e mastite, ma non ha avuto effetti su metrite, milk fever, dislocazione dell’abomaso e chetosi o sulla concentrazione di triacilglicerolo nel tessuto epatico postpartum. La quantità media di colina integrata era di 12,9 g/giorno e le risposte nell’assunzione di sostanza secca postpartum e nella produzione di latte, ECM, grassi e proteine a tale quantità di integrazione erano di 0,5, 1,6, 1,7, 0,07 e 0,05 kg/giorno, rispettivamente. Non sono state osservate interazioni tra la colina integrata e l’energia netta nella dieta del prepartum per la lattazione o la metionina metabolizzabile come percentuale di MP. Nell’insieme, l’integrazione di RPC durante il periodo di transizione migliora le prestazioni delle bovine da latte. Aumenti della produzione e dei componenti del latte sono stati osservati indipendentemente dalle diete pre e postpartum, sebbene gli incrementi di produzione, ECM e proteine dovuti all’integrazione di colina diminuissero all’aumentare della concentrazione di metionina nelle diete postpartumLa dose ottimale di colina non è stata rilevata, ma probabilmente è superiore ai 12,9 g/giorno somministrati nella maggior parte degli esperimenti valutati nell’attuale meta-analisi. Infine, la meta-analisi ha identificato una quantità di dati insufficiente per comprendere il ruolo dell’integrazione della colina nelle vacche nullipare.

Fonte: Ruminantia.it

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