Gli allevatori come si difendono dal Coronavirus?

Gli alimenti, carne, verdura, frutta, non sono un veicolo per il Coronavirus, ma gli allevatori, continuando il loro lavoro quotidianamente, perché è impossibile interromperlo, potrebbero contrarre il virus da contatti esterni all’azienda.

Gli allevatori come si difendono dal Coronavirus? Vi proponiamo questo interessante articolo.

Dal Covid-19 gli allevatori si difendono così

Gli alimenti non sono un veicolo del Covid-19. Lo ha confermato l’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare.
Mettere in tavola un piatto a base di vegetali o di carne non rappresenta dunque un pericolo. Semmai sono gli agricoltori e gli allevatori che devono fare di tutto per proteggersi dal virus.
Contrarre la malattia mette a rischio la propria salute e può avere ripercussioni devastanti per la propria attività. Vale per le colture e in particolare per il lavoro negli allevamenti, dove non esiste un momento di pausa.
Le vacche vanno munte ogni giorno, almeno due volte, tutti gli animali vanno alimentati, accuditi e seguiti nel loro crescere, siano bovini, suini, polli o altro. L’allevatore non può concedersi assenze, specie prolungate.

Conoscere per prevenire

Dunque se la prevenzione dal Covid-19 è importante per tutti, lo è in qualche modo ancor più per chi ha la responsabilità di un allevamento, la cui funzione sociale nel fornire alimenti è oggi ancor più evidente.
Per fortuna gli allevatori da sempre conoscono le norme essenziali di biosicurezza, applicate ogni giorno per evitare che i loro animali possano essere colpiti da una qualche malattia, virale, batterica o parassitaria che sia.
Oggi quelle stesse regole, semmai in modo ancora più rigoroso, devono essere applicate a sé stessi.
Poiché il Covid-19 può arrivare attraverso una delle tante forniture necessarie al lavoro quotidiano di stalla, è bene conoscere quanto più possibile questo virus, a iniziare dalla sua capacità di sopravvivenza.

Attenti ai tempi

A questo proposito le ricerche su altri coronavirus affermano che la resistenza sulle superfici inanimate può arrivare a nove giorni in situazioni favorevoli al virus, durata che va riducendosi con temperature ambientali elevate, 30 gradi e oltre.
Incide su questi tempi anche la tipologia del materiale, con persistenza più ridotta per la carta e per il metallo e più elevata per la plastica.
Mancano tuttavia evidenze scientificamente comprovate della trasmissibilità dei coronavirus a partire dalle superfici contaminate.
Resta in ogni caso valido il principio di precauzione, per cui è consigliabile la disinfezione delle superfici “sospette” con efficaci biocidi. Fra questi figurano, ad esempio, l’alcol, l’acqua ossigenata e l’ipoclorito di sodio.

Le regole da rispettare

Come sempre, è poi opportuno evitare l’ingresso ad estranei e quando indispensabile, pretendere che vengano indossate tute, calzari usa e getta, maschere protettive.
A proposito di mascherine è utile ricordare che queste non proteggono chi le indossa, ma servono ad evitare la dispersione del virus da parte della persona eventualmente infetta.
Sono dunque sufficienti mascherine capaci di trattenere l’emissione di goccioline di saliva, come ad esempio quelle che riportano la sigla FFP1.

I materiali in ingresso

Dovendo introdurre in allevamento materiali provenienti dall’esterno (ad esempio confezioni di farmaci, dosi di seme refrigerato o congelato, parti di ricambio o altro) può essere utile prevedere un locale separato dove accogliere questi prodotti.
Qui potranno essere scaricati da chi è incaricato alla consegna, per poi essere disinfettati, se possibile, o permanere per una adeguata “quarantena”, ricordando che la plastica sembra essere il materiale “preferito” dal Covid-19, sul quale resterebbe attivo per circa 3 giorni.
È opportuno ricordare che anche la carta sulla quale sono riportati i documenti di trasporto e consegna può essere un ricettacolo del virus, dunque da maneggiare in sicurezza, meglio se con guanti di protezione.
A questo proposito è utile ricordare l’importanza dell’igiene personale e del frequente lavaggio delle mani, suggerimenti che vengono riproposti in ogni momento dai media e che ovviamente valgono anche e ancor più per le attività di allevamento.

Tutti protetti

Le misure di biosicurezza devono coinvolgere tutti gli addetti all’allevamento, ricordando che ognuno di essi è importante per il regolare svolgimento del lavoro quotidiano.
Se non si adottano anche per loro misure atte a prevenire il contagio, ci si potrebbe all’improvviso ritrovare senza manodopera, con le intuibili conseguenze.
Dunque anche per loro vanno applicate le regole che prevedono fra l’altro maschere di protezione, distanza adeguata, assenza di contatti interpersonali.
Il tutto sempre accompagnato da una abbondante dose di buon senso.

Fonte: AgroNotizie

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