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Gli effetti della ipocalcemia subclinica nelle bovine da latte

Cos’è l’ipocalcemia subclinica e lo scopo dello studio

Nel periparto le bovine da latte sperimentano profondi cambiamenti metabolici: le richieste di Calcio possono superare la capacità omeostatica dell’organismo di mantenere la concentrazione circolante del calcio entro il range fisiologico ad inizio lattazione. In questo caso l’animale entra in uno stato di ipocalcemia che nel 5% dei casi si manifesta in forma clinica (Ca < 1.5 mM o < 6.0 mg/dL); il 50% delle bovine multipare, invece, si trova nella condizione di ipocalcemia subclinica (Ca < 2.0 mM o <8.0 mg/dL).

Alcuni studi hanno riportato associazioni tra ipocalcemia e malattie peripartali quali distocia, ritenzione delle membrane fetali, chetosi e dislocazione abomasale, così come infertilità e diminuzione del conception e pregnancy rate.

Poiché i report in merito sono spesso contrastanti, lo scopo di questo lavoro è stato analizzare le potenziali associazioni tra ipocalcemia subclinica e produzione lattea, performance riproduttiva e insorgenza delle principali malattie del postparto nelle bovine da latte.

Come si è svolto lo studio

Lo studio ha preso in considerazione 700 bovine in periparto, appartenenti a 6 diverse aziende della Spagna. La prevalenza attesa dell’ipocalcemia subclinica era del 65%.

Le bovine erano sottoposte a prelievo ematico tra le 24 e le 48 ore dopo il parto per la determinazione del Calcio ematico totale (si considerava ipocalcemia subclinica una concentrazione di Calcio < 2.14 mM).

Per ogni soggetto si registravano dati produttivi, SCC (somatic cell count), insorgenza di malattie nel postparto (chetosi, dislocazione abomasale, ritenzione delle membrane fetali, metrite e mastite) nei primi 30 giorni di lattazione, nonché percentuale di bovine diagnosticate in estro entro i primi 60 giorni dopo il parto ed intervallo parto-concepimento.

I risultati e l’associazione tra ipocalcemia subclinica e malattie del postparto

Durante il periodo di studio il 78.0% delle bovine soffriva di ipocalcemia subclinica, tale prevalenza è risultata ben maggiore della media riportata in bibliografia. Ciò può essere dovuto al valore cutoff (2.14 mM o 8.59 mg/dL) maggiore impiegato in questo studio.

La calcemia media delle bovine diagnosticate subcliniche era di 1.95 ± 0.01 mM mentre nelle bovine con concentrazioni fisiologiche si osservava in media una concentrazione di 2.25 ± 0.01 mM. Le primipare mostravano livelli maggiori rispetto alle pluripare (2.21 ± 0.01 mM rispetto a 2.08 ± 0.01 mM). L’85% degli animali ipocalcemici apparteneva alla categoria delle multipare.

Non si osservavano differenze nel quantitativo di latte prodotto dai primi 60 giorni dopo il parto, né per quanto riguarda la SCC. Probabilmente le concentrazioni di calcio, anche nelle bovine ipocalcemiche, erano sufficienti a mantenere una buona funzione immunitaria.

L’incidenza di dislocazione dell’abomaso, mastite, chetosi, metrite e ritenzione delle membrane fetali, in questo studio era rispettivamente del 6.9, 20.5, 12.6, 37.4, e 12.2%. Rispetto alle sane, le bovine ipocalcemiche avevano un rischio di dislocazione circa 3.7 volte maggiore e un rischio 5.5 volte maggiore di chetosi.

Le bovine normocalcemiche mostravano il primo estro entro un intervallo di tempo dal parto più breve rispetto alle ipocalcemiche subcliniche, probabilmente per insorgenza di patologie uterine.

Negli animali con concentrazioni di calcio inferiori al cutoff, infatti, avevano un rischio 3.0 volte maggiore di incorrere in ritenzione degli invogli fetali e metrite rispetto alle sane, il rischio cresceva ulteriormente con l’aumentare dell’ordine di parto.

L’analisi ROC delle curve suggeriva di limitare il cutoff a 2.05 mM per identificare gli animali ipocalcemici con un rischio maggiore di patologie del postparto, rispetto al 2.14 mM impiegato in questo studio.

Fonte: www.ruminantia.it

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