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I minerali e le vitamine; se ne parla al Congresso SIVAR

Abstract tratto dagli atti del 19° Congresso Internazionale SIVAR, Cremona 2017

Il ruolo dei minerali e delle vitamine nella nutrizione delle bovine in transizione è stato oggetto di un’attenta valutazione. In primo luogo viene sottolineata la relazione che intercorre tra la bovina e il feto per la spartizione di questi principi nutritivi essenziali e la funzione potenziale che questi possono svolgere nella sopravvivenza e lo viluppo del feto durante il peripartum. Prendendo in considerazione i problemi di salute durante il periodo di transizione, l’attenzione si concentra prevalentemente sul metabolismo energetico e proteico. Oltre che ai macrominerali ed alla loro relazione con l’ipocalcemia clinica o subclinica, gli interessi della ricerca oggi si rivolgono ad altri minerali e vitamine, per il ruolo che possono potenzialmente svolgere nell’evoluzione positiva o negativa della bovina in transizione e del feto.

Per le imprese agricole la mortalità prenatale e natale e i processi patologici neonatali sono causa di significative perdite economiche. La diagnosi eziologica dei casi di aborto e mortinatalità viene formulata in meno del 45% dei casi ed è stato ipotizzato che una quota significativa dei restanti eventi “idiopatici” sia riferibile a cause nutrizionali. Secondo uno studio path model sui fattori di rischio dei casi di morte natale e prenatale negli allevamenti di bovini da carne, esisteva una relazione fra carenze nutrizionali e tossine e ogni singolo fattore primario identificato in questi episodi di mortalità e tutti i fattori che portano ad un inadeguato trasferimento passivo dell’immunità e all’insorgenza di malattie neonatali. Con tutta probabilità, relazioni analoghe esistono anche per vitelli delle razze da latte.

La ricerca sui minerali nel periodo di transizione è stata condotta prevalentemente sull’omeostasi del calcio, perché l’ipocalcemia della madre era e rimane un problema metabolico significativo negli allevamenti di bovine da latte. Lo studio dei microminerali è stato oggetto di una certa attenzione solo di recente, per il ruolo che questi hanno nello status antiossidante e nella risposta immunitaria nella fase di transizione. Analogamente, la ricerca sulle vitamine in questa fase è stata incentrata sulla D, principalmente associata all’omeostasi del calcio, e sulla E, per la sua funzione immunitaria e di prevenzione della mastite. La regolazione dei macrominerali avviene mediante omeostasi, mentre quella dei microminerali e delle vitamine si ha attraverso il loro spostamento fra tre pool fisiologici, uno di deposito (fegato), uno di trasporto (sangue) e uno con funzione biochimica (vari tessuti, organi). Il feto in via di sviluppo dipende totalmente dalla disponibilità di principi nutritivi essenziali provenienti dal sangue materno, sulla base di un meccanismo di trasferimento placentare. Di conseguenza, la status di questi stessi principi nutritivi nel feto riflette quello materno. Durante la gestazione, sia i micro – che i macrominerali vengono efficacemente trasferiti dalla madre al feto, per essere ripartiti fra l’impiego metabolico e lo stoccaggio come riserve di minerali dopo la nascita. Sembra che le vitamine non vengano trasferite efficacemente attraverso la placenta, ma bensì mediante il colostro, insieme ai microminerali. Questa differenza nella determinazione dei livelli di priorità di questi principi nutritivi fa sì che i loro livelli ematici ed epatici nella madre non coincidano con quelli del feto, imponendo l’uso di criteri differenziali per la valutazione dello stato nutrizionale.

Per le loro caratteristiche evolutive, nei mammiferi la principale fonte di principi nutritivi dopo la nascita è l’assunzione del latte materno. Quest’ultimo è stato spesso definito come un “alimento perfetto”, ma in realtà è carente di molti oligominerali. Per attenuare i deficit nutrizionali che potrebbero insorgere in tale situazione sono essenziali le riserve di minerali accumulate a livello del fegato fetale e l’assunzione del colostro. Gli studi condotti hanno costantemente dimostrato l’esistenza di differenze nelle concentrazioni di minerali nei fegati di feti prelevati al macello con quelli degli animali abortiti o nati morti. Alla necroscopia, le lesioni riscontrate nei casi di aborto e mortinatalità indicano che in questi episodi sarebbero implicate come minimo delle carenze di iodio e selenio. Inoltre, è stato dimostrato che nei feti abortiti o nati morti le concentrazioni di rame, zinco, manganese e magnesio sono più basse di quelle dei feti ottenuti nei mattatoi. I livelli di calcio e molibdeno sono invece più elevati. Una recente indagine condotta su vitelli nati morti in allevamenti da carne e da latte ha rilevato che più del 67% dei casi potrebbe essere associato ad una carenza di vitamina A, mentre in altri studi risulta implicata una carenza sia della vitamina A che della vitamina E. Non è noto il potenziale ruolo del calcio o del magnesio in queste perdite. Le carenze di microminerali e vitamine possono anche essere messe in relazione con una compromissione dello sviluppo, un’alterazione della risposta immunitaria o un inadeguato status degli antiossidanti. Questi ultimi possono risultare essenziali per il successo del parto, in cui il feto subisce vari gradi di anossia. Dati più recenti suggeriscono che anche un eccessivo contenuto di minerali nel fegato del feto può causare la morte, per necrosi epatica. Tali riscontri suggeriscono di sottoporre ad analisi i campioni di fegato ottenuti da animali abortiti, nati morti o morti nel periodo postnatale per valutare i livelli di microminerali e vitamine, al fine di determinare se il problema sottostante sia di tipo nutrizionale. Le alterazioni di questo tipo possono spiegare una parte dei casi di aborti e mortinatalità diagnosticati come “idiopatici” o possono contribuire all’insorgenza di un processo infettivo primario mediante una compromissione della risposta immunitaria fetale. Anche se studi controllati sull’alimentazione non hanno confermato queste ipotetiche associazioni, la maggior parte dei dati raccolti supporta la tesi secondo cui occorrerebbe valutare l’integrazione con microminerali e vitamine della dieta della bovina a fine gestazione, per assicurarsi che soddisfi almeno gli standard nutritivi normali. Nel periodo di transizione, l’utilizzo di fonti minerali disponibili in forma più naturale può essere economicamente vantaggioso, per garantire adeguate riserve nel feto e mantenere la risposta immunitaria materna.

Fonte: La professione veterinaria

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