Il digitale in stalla

Italia poco digital su tutti i fronti: tranne quello della zootecnia.

Il nostro paese, infatti, in questo settore occupa una posizione di vantaggio rispetto agli altri paesi europei, specialmente per quanto riguarda l’utilizzo di tecnologie digitali negli allevamenti di ruminanti e suini.

Maggior benessere degli animali e minore impatto ambientale sono solo alcuni dei vantaggi che il settore zootecnico riscontra grazie all’utilizzo del digitale.

L’articolo che vi proponiamo tratta di come il digitale abbia aiutato la zootecnia italiana a crescere e mostra gli effetti positivi di questa conversione.

Italia in ritardo sul digital

Compito arduo quello del ministro Vittorio Colao, alla guida del ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale.
Non sarà facile, infatti, recuperare il ritardo dell’Italia su questo fronte, che ci vede in fondo alla classifica europea.
Un imbarazzante quartultimo posto nei 27 della Ue, davanti solo a Romania, Grecia e Romania. Lo conferma il “Desi” l’indice composito di digitalizzazione dell’economia e della società.
Possiamo consolarci pensando che recuperare dagli ultimi posti è di solito più facile che mantenere le prime posizioni. Ma è un’amara consolazione.

Stalle connesse

Chi invece già si trova in posizione di vantaggio è la zootecnia italiana.
Un recente Report di Istat sulla penetrazione delle tecnologie digitali in questo settore dice che quasi il 53% delle aziende zootecniche dispone di una connessione in banda larga.
Quota che supera l’80% nel caso delle aziende di maggiori dimensioni, con almeno cinque addetti, per scendere al 39% quando c’è un solo operatore.

Scontato il divario fra le varie aree del Paese. Al Nord la maggiore diffusione di connessioni veloci (oltre il 60% dei casi), mentre nel Sud e nelle Isole solo un terzo degli allevatori può affidarsi a una connessione veloce.


Utilizzo di una connessione internet fissa in banda larga per area geografica e dimensione aziendale – anno 2020, composizione aziendale
(Fonte: © Istat)

Allevamenti tecnologici

Non stupisce che negli allevamenti ci sia questo ampio ricorso alla rete e alle tecnologie digitali.
Il campione preso in esame da Istat è concentrato su allevamenti di ruminanti e suini.
In tutte le aziende professionali sono da tempo entrati sensori digitali, software gestionali, sistemi che ricorrono alle tecnologie dello IoT (Internet of things, internet delle cose) e persino all’intelligenza artificiale.
Senza di loro gli allevamenti non potrebbero sperare di affrontare la sfida della competitività imposta dal mercato. E anche così si trovano spesso ad arrancare, soffocati come sono da prezzi bassi e costi in aumento.

Largo alla zootecnia di precisione

In compenso le nuove tecnologie digitali hanno aperto la porta alla zootecnia di precisione.
I risultati si vedono nella migliorata efficienza, garantita da sistemi di automazione come quelli della mungitura robotizzata e dell’alimentazione.
Poi il migliorato benessere animale assicurato dai controlli a distanza, la minore incidenza delle patologie con i sensori individuali e via di questo passo.
I risultati si misurano sul minore impatto ambientale, che attribuisce agli allevamenti italiani appena il 5,2% di emissioni climalteranti, contro l’oltre 14% della media mondiale.


Principali vantaggi della digitalizzazione dell’uso di strumenti di precisione nelle aziende zootecniche – anno 2020, valori percentuali
(Fonte: © Istat)

Poco social…

Ma c’è ancora molta strada da fare e il Report di Istat non manca di evidenziarlo.
Le carenze più evidenti riguardano la scarsa presenza sui social da parte delle aziende zootecniche.
Appena il 16,1% delle imprese ha un proprio sito web o ha un profilo aziendale e quelle presenti, ancora una volta, appartengono alla fascia di maggiori dimensioni.

… e poco Cloud

Un’altra area dove occorre promuovere una maggiore presenza delle aziende zootecniche è quella del Cloud computing, termine con il quale si definisce l’insieme di servizi di informazione e comunicazione accessibili a richiesta e in forma autonoma tramite internet.
Nel 2020, si legge sul Report Istat, sono solo poco più di quarto del totale le aziende che hanno acquistato servizi di Cloud computing, come software e applicazioni, spazio di archiviazione e quando ciò è avvenuto si è limitato per la maggior parte ai soli servizi di posta elettronica.

Fonte: Agronotizie.com

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