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Il taglio della coda nei suini

Per poter dire che gli allevamenti di suini garantiscono il benessere degli animali bisogna ancora affrontare due importanti questioni: la castrazione e il taglio della coda nei suinetti.

Finora si è fatto molto per migliorare il benessere dei suini: box di allevamento più grandi, gabbie di gravidanza più ampie, pavimentazioni idonee a garantire la salute degli arti, e poi lettiere che assicurino più comfort e igiene. Anche qualche giocattolo utile a distrarre gli animali, come legni da mordicchiare, palle da far rimbalzare o altri oggetti dalle stesse finalità. Ma ancora non è sufficiente.

Morsicature, perché

Il taglio della coda nei suinetti ha la cui finalità di evitare episodi di cannibalismo fra gli animali.

Nei gruppi di animali la cui coda non è stata preventivamente amputata si verificano infatti con frequenza morsicature con lesioni e sanguinamento che tendono ad accentuare nel soggetto colpito altri atti di aggressione.

La sede della lesione diviene poi facile preda di infezioni che aggravano il quadro, sino a compromettere la salute dell’animale nei casi più gravi.

Fattori scatenanti

Molti etologi si sono cimentati nella ricerca delle cause scatenanti di questi fenomeni di cannibalismo, senza tuttavia giungere a una risposta univoca.

Eccessivo affollamento, rapporti gerarchici fra gli animali, persino il grado di parentela può entrare in gioco nel far scattare o meno episodi di cannibalismo.
Assai complesso intervenire su tutti i possibili fattori in causa e per risolvere il problema alla radice l’unico rimedio trovato sin ora è quello di tagliare la coda ai suinetti nei primi giorni di vita.

Operazione, come intuibile, non priva di stress, anche quando il dolore può essere messo sotto controllo da farmaci analgesici.

Stop al taglio della coda

Ora però si vuole porre un freno a questa pratica e negli allevamenti sono in corso, sebbene su base volontaria, test per verificare le condizioni di allevamento e la loro rispondenza alle esigenze degli animali, in termini sia di gestione sia di benessere.

Molti gli elementi presi in considerazione per questa “catalogazione delle aziende, come ad esempio la densità di allevamento, gli spazi destinati all’alimentazione, l’arricchimento dei box per tenere occupati gli animali, la presenza o meno di lettiere in paglia o altri idonei materiali e via di questo passo.

Tre livelli

Le  verifiche, come previsto dal “Piano nazionale per la prevenzione delle morsicature nei suini” del ministero della Salute, continueranno sino alla fine del 2018 e al termine gli allevamenti saranno identificati in base al loro grado di rischio“.

Come riportato dal “manuale” messo a punto dallo Zooprofilattico Ubertini, gli allevamenti saranno suddivisi in tre categorie.

  • Livello 1 – Rischio alto e condizione insufficiente: situazione inaccettabile e negativa. Indica un’alta probabilità che si verifichi la morsicatura della coda;
  • Livello 2 – Rischio controllato e condizione migliorabile: situazione accettabile, normale e compatibile con la possibilità di allevare animali con coda integra;
  • Livello 3 – Rischio basso e condizione ottimale: situazione positiva e compatibile con la possibilità di allevare tutti gli animali con coda integra avendo bassa probabilità di morsicature.

Sulla base di queste valutazioni, gli allevamenti saranno invitati ad attuare gli interventi necessari per migliorare lo stato di benessere degli animali ed evitare di conseguenza il taglio della coda.

Cosa cambierà

Con l’inizio del 2019 si inizierà a introdurre nei box i primi suinetti con la coda integra, per poi monitorare se gli interventi correttivi attuati siano sufficienti ad evitare morsicature.

Nel caso queste dovessero nuovamente verificarsi, si dovranno attuare ulteriori misure di miglioramento, tali da assicurare un aumento del grado di sicurezza dell’allevamento, sino al conseguimento dello stadio più elevato, definito “ottimale”.

Le eccezioni

Per la complessità del problema, che vede la compartecipazione contemporanea di più fattori scatenanti, non si può escludere che fenomeni di cannibalismo possano verificarsi anche nelle migliori condizioni di allevamento.

In questi casi occorre informare il Servizio veterinario che valuterà la presenza delle condizioni che rendano giustificabile il ricorso al taglio della coda.

Un’operazione, è bene ricordare, che dal prossimo anno dovrà riguardare progressivamente un numero sempre più limitato di animali, sino a divenire un’eccezione.

Fonte: Agronotizie

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