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La conservazione dei foraggi

Le tecniche e le soluzioni di Zoo Assets per i foraggi aziendali

Sempre più spesso gli allevatori ed i consulenti sono chiamati a rispondere di problematiche ogni giorno più complesse, tra le quali la gestione dei foraggi. I margini economici infatti impongono di limitare il più possibile gli errori e far sì che ogni area dell’azienda abbia la massima efficienza e il miglior ritorno economico possibile.

Il primo passo per massimizzare l’efficienza produttiva della stalla è la conservazione dei foraggi. La buona gestione delle materie prime, sia in campagna sia nei silos o nei fienili, è una condizione necessaria per aumentare i livelli di produzione delle bovine da latte, oltre che limitare i problemi sanitari che influenzano negativamente il pieno successo della lattazione.

Zoo Assets da anni si impegna nella ricerca e nell’applicazione delle ottimali soluzioni per migliorare la qualità degli alimenti in azienda: questa serie di articoli ha lo scopo di essere un supporto per evidenziare sia le migliori soluzioni che le conseguenze negative date da pratiche non idonee.

Gli insilati

L’obiettivo principale del processo di insilamento è quello di garantire all’animale un alimento di qualità, digeribile, ma anche e soprattutto stabile e costante durante tutta la fase produttiva dell’animale.

L’acidificazione determina la stabilizzazione della massa vegetale ed i protagonisti di questo processo sono i batteri lattici che determinano l’abbassamento del pH.

Nella massa insilata sono presenti anche altri batteri, funghi e muffe, in competizione con i batteri lattici; questi sono microrganismi aerobi e quindi, in presenza di ossigeno, sono in grado di determinare alterazioni potenzialmente dannose sia per la qualità del prodotto stesso che per l’animale.

Il processo di insilamento

Nel processo di insilamento, per raggiungere una stabilizzazione acida ottimale, la massa vegetale deve attraversare 4 fasi che comportano la modifica delle caratteristiche chimico-fisiche del foraggio fino ad ottenere una situazione di sostanziale equilibrio dell’insilato.

Collins e Owens

Figura 1: il processo di insilamento (adattata da Collins e Owens, 2003)

1. La fase aerobica di respirazione (5-20 ore)

In questa fase si assiste al progressivo consumo dell’ossigeno residuo nella massa e, come conseguenza, si ha un aumento della temperatura ed il contemporaneo consumo di sostanza organica con produzione di anidride carbonica (CO2) da parte dei batteri aerobi.

Dove vi fossero condizioni non ideali quali pH di 6,0-6,5 ed abbondante ossigeno, si assisterebbe ad una degradazione eccessiva di zuccheri e proteine, compromettendo in modo irreparabile il valore nutritivo dell’alimento.

Per ridurre al minimo la durata di questa fase e di conseguenza le possibili alterazioni è fondamentale la compressione della massa insilata nonché la rapida e perfetta chiusura del silos.

2. La fase di fermentazione (2-5 giorni)

Questa fase è caratterizzata dal consumo dell’ossigeno rimasto dalla fase di respirazione.

La durata di tale fase dipende direttamente dalla quota residua non consumata in precedenza. Tale ruolo è ad appannaggio di batteri aerobi facoltativi i quali determineranno l’abbassamento del pH della massa insilata fino a 3,8-5,0.

3. La fase anaerobica (fermentazione lattica)

Questa fase è ad opera dei batteri lattici (LAB) deputati alla produzione di acido lattico, la cui quantità è in funzione della qualità del prodotto insilato, della preparazione della fossa e della durata delle fasi precedenti.

Il pH scende a valori prossimi o inferiori al 4, raggiungendo quindi una situazione di stabilità.

Questa fase ha una durata indicativa di 2-3 settimane.

Muck

Figura 2: rapporto tra batteri lattici e pH della massa insilata (Muck, JDS 1998)

4. Silos stabile

A mano a mano che il pH scende si ha un rallentamento dell’attività dei batteri, fino a bloccarsi del tutto.

Sopravvivono solamente lattobacilli, spore di clostridi, lieviti e batteri acetici.

Errori o inadempienze possono provocare perdite nutrizionali ed economiche, nonché alterazioni potenzialmente tossiche e dannose per gli animali in allevamento.

La prossima settimana vedremo come ottimizzare il processo di insilamento.

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