L’OBIETTIVO PER FARE REDDITO E’ L’EFFICIENZA ALIMENTARE

Su “Stalle da Latte”, allegato a “Informatore Agrario”, il nostro articolo sull’efficienza alimentare!

Negli ultimi anni il mercato del latte ha vissuto cambiamenti importanti che hanno evidenziato sempre di più la necessità di aumentare la competitività in termini non solo di produttività, ma anche e soprattutto di efficienza, per poter garantire una redditività all’azienda agricola.

Quando si valuta un allevamento di vacche da latte non ci si può fermare al semplice dato produttivo, ma è essenziale anche comprendere ed avere ben presente come questa produzione sia stata ottenuta, sia in termini economici che di efficienza nella trasformazione degli alimenti ingeriti.

A tale proposito due indici ci possono dare informazioni a riguardo, ovvero:

  • FCR (Feed Conversion Rate): è sostanzialmente un indice che mette in correlazione l’ingestione di sostanza secca con i parametri produttivi (sia quantitativi che qualitativi), dando un’idea dei kg di alimento necessari per produrre un kg di latte
  • IOFC (Income Over Feed Costs): ovvero la differenza fra la remunerazione del latte ed il costo alimentare per produrre il latte stesso

Entrambi questi indici, utili per poter valutare l’efficienza produttiva ed economica dipendono principalmente dalla capacità dell’animale di convertire l’alimento in latte. A tale proposito, quando si parla di degradabilità e digeribilità bisogna ricordare che essa dipende da alcuni fattori quali: caratteristiche intrinseche dell’alimento (coltura); scelte e pratiche agronomiche; clima e condizioni metereologiche in campagna; gestione e conservazione dell’alimento (esempio lunghezza di taglio, modalità di somministrazione, pratiche di insilamento, ecc.); capacità dell’animale di digerirlo (la variabilità in stalla è elevata e risente di numerosi fattori fra cui la fase di lattazione, condizioni ruminali, temperatura, ecc.).

Digeribilità…

In bibliografia sono presenti numerosi dati relativi alla digeribilità (ruminale ed intestinale) dei singoli alimenti, concentrati e foraggi e, sicuramente, è noto come questi ultimi siano quelli caratterizzati da una efficienza inferiore.

….delle differenti fonti amidacee

I dati ci indicano come esista una criticità legata alla digeribilità delle diverse fonti amidacee e, se analizziamo nel dettaglio, si può notare come le perdite fecali possano variare dal 4% al 10% a seconda del tipo di fonte.

Questo dato ci fornisce però solamente una indicazione dell’efficienza, in quanto il valore che dobbiamo considerare è quello relativo alla digestione ruminale ed intestinale (intestino tenue), la quantità indigerita che by-passa questo livello ha uno scarso impatto nutrizionale, ma, viceversa, può essere fonte di fermentazioni indesiderate e causa di proliferazione di batteri e, conseguentemente, problemi a livello sanitario (mammario o podale).

….dell’NDF

Variabilità della degradabilità ruminale dell’amido da insilato di mais (6h)

Anche i dati relativi alla digeribilità della fibra ci forniscono elementi interessanti di discussione, in quanto notiamo una grande variabilità fra le diverse essenze foraggere, dal 30% della medica III-V taglio, fino al mais insilato che arriva a quasi il 50%, ma anche una variabilità ampia tra le stesse tipologie di foraggi. Questo è sicuramente collegato ad alcuni fattori accennati in precedenza, ovvero le condizioni climatiche, ma anche e soprattutto alle scelte gestionali in termini di momento di sfalcio e tecniche di conservazione.

Misurazione dell’efficienza alimentare: un “nuovo” metodo analitico

Tradizionalmente, la valutazione dell’efficienza alimentare si basa su informazioni registrate all’interno delle aziende agricole. Queste informazioni, molto importanti, ci forniscono solamente un dato di mandria in termini di efficienza e non sono in grado di valutare la digeribilità dei singoli componenti e le variabilità fra fase e fase di lattazione e fra animale ed animale.

Digeribilità ruminale del silomais (%/h) in funzione delle settimane al parto (Nocek et al., Prof. Anim. Sci., 2002)

Un primo screening lo si può effettuare con una valutazione visuale delle feci in termini di materiale indigerito ed eventualmente effettuare una setacciatura con uno strumento pensato e costruito appositamente (Setaccio NASCO).

Recentemente è stato sviluppato un innovativo programma di analisi comparata razione-feci che consente di valutare la reale efficienza degradativa di alcuni componenti nutrizionali. L’obiettivo di tale metodica è avere un’idea precisa della situazione, non più in termini visivi o indicativi, ma precisi e numerici sulla reale capacità digestiva dei vari nutrienti.

 

Effetto dell’utilizzo di un pool di nutrienti ad attività diastasica sulla digeribilità dei componenti nutrizionali (%) (dati 2013-2016).

 

 

 

 

Questa metodologia ha dapprima permesso di confermare i dati di bibliografia in termini di digeribilità ma anche e soprattutto la possibilità pratica di uno strumento rapido e preciso per valutare e monitorare le dinamiche digestive in stalla, sia in termini assoluti, sia in termini di singolo animale o singola fase o gruppo di allevamento. Questo può consentire di poter effettuare delle scelte nutrizionali e/o gestionali più mirate e specifiche, con l’obiettivo precipuo dell’efficienza. 

Entrando nella dinamica dei dati ciò che salta all’occhio è la scarsa digeribilità media di alcuni componenti, emicellulosa su tutte, e la grandissima variabilità fra i valori medi, minimi e massimi e quindi la grande diversità che ci si trova di fronte a seconda dell’area e dell’azienda. Questo conferma ancora di più la necessità di avere numeri relativi alla singola azienda per poter avere un approccio più preciso e caratterizzato da una maggiore possibilità di successo.

Come anticipato in apertura, il miglioramento dei numeri della digeribilità, e l’ottenimento di una superiore efficienza produttiva e quindi economica, passa attraverso un necessario approccio integrato che parte dalla campagna (pratiche agronomiche), per proseguire nella fase di conservazione e stoccaggio (insilati e fasciati, ma anche fieni secchi); ma che non può prescindere dall’ottimizzazione della capacità degradativa dell’animale e quindi dall’ottimizzazione della funzionalità ruminale.

Soluzioni per aumentare degradabilità ruminale e intestinale

Dato per scontato che il primo fattore è la qualità e la costanza dell’alimento, numerose sono le possibilità che la ricerca e l’industria ci ha messo, negli anni, a disposizione, fra le principali, possiamo sicuramente ricordare

  • Lieviti vivi (Saccharomyces cerevisiae e Aspergillus oryzae)
  • Colture di lieviti
  • Zuccheri solubili ad azione prebiotica ruminale
  • Olii essenziali ed estratti naturali come modulatori delle fermentazioni

Negli ultimi anni, sono state effettuate alcune esperienze, sia negli Stati Uniti, così come in Italia, con l’utilizzo di prodotti naturali ad alta attività diastatica, ovvero prodigestiva e di supporto all’attività dei batteri ruminali.

Effetto dell’utilizzo di un pool di nutrienti ad attività diastasica sulla degradabilità in vitro (a 6h) di differenti tipologie di amido (%)

I dati indicano una variabilità ampia fra le differenti fonti amidacee e la possibilità di poter agire positivamente sulla degradabilità delle stesse, con possibili risvolti zootecnici e sanitari.

L’aumento di digeribilità è però più evidente su tutte quelle componenti nutrizionali caratterizzate da una degradabilità di partenza inferiore.

 

 

Effetto dell’utilizzo di un pool di nutrienti ad attività diastasica sulla digeribilità dei componenti nutrizionali (2013-2016).

L’efficienza alimentare è, come detto in precedenza, un dato importante da conoscere e monitorare nei dettagli; questo ci consente di valutare la situazione attuale, di attuare una serie di strategie utili per migliorarla, di poterlo fare in tempi rapidi e quindi più efficaci e, ultimo, ma non meno importante, di monitorare le scelte effettuate.

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