Aspergillus flavus e la contaminazione in mais di micotossine

L’influenza delle micotossine sulla sicurezza alimentare

Le circostanze di maggior criticità, nelle quali si verificano gli accumuli di micotossine ad opera di Aspergillus flavus, si manifestano quando si verifica un ritardo nella raccolta, in quanto la coltura, permanendo in campo per un periodo eccessivo, va incontro a situazioni che riportano le condizioni ideali affinché il fungo manifesti il suo massimo potenziale tossigeno, causando così il problema di presenza di aflatossine nel prodotto stoccato.

Tale problema si manifesta anche nel caso in cui la raccolta sia eccessivamente anticipata, in quanto il prodotto presenterà un’elevata umidità, non compatibile con i parametri richiesti.

Infatti in fase di stoccaggio, in casi del genere, il patogeno si trova nelle condizioni ideali per il suo sviluppo e l’ulteriore sintesi di micotossine, causando così uno scadimento qualitativo.

La raccolta del mais avviene quando la granella ha un tasso d’umidità pari al 18% circa (aw circa 0,85), che viene poi portato a valori inferiori negli stabilimenti di stoccaggio. Qualora in campo si verifichino le condizioni per l’accumulo di tossine, la raccolta è anticipata a quando la granella ha un’umidità inferiore od uguale al 24%.

Ci sono diversi metodi e pratiche che aiutano a contenere la presenza dei patogeni in campo ed a controllare la contaminazione della granella da micotossine.

Aspergillus flavus

Aspergillus flavus è un fungo appartenente agli Ascomiceti ed il maggior agente patogeno responsabile degli attacchi alla spiga; esso è presente in tutte quelle aree del pianeta che hanno un clima temperato o caldo-umido (90-98% di umidità relativa).

Essendo un fungo soil-borne, ovvero terricolo, esso è in grado di vivere in maniera saprofitica sui residui vegetali. In essi si conserva sotto forma di propaguli, sclerozi o ife, strutture che rappresentano le fonti di inoculo primario.

I terreni ricchi di sostanza organica e di sostanze nutritive rappresentano un substrato ideale per l’incubazione del fungo e, se lavorati con tecniche che prevedono uno scarso rimescolamento ed interramento della sostanza organica come il minimum tillage od il no-tillage, possono essere considerati estremamente pericolosi in quanto fonti di una fortissima presenza di inoculo fungino.

Fonte: http://www.microbiologiaitalia.it

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