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Riflessioni sulle variazioni del grado di digeribilità nelle razioni delle vacche da latte

Negli anni passati, la volatilità del prezzo della granella e l’incostanza nella resa e nella qualità dei foraggi, hanno spinto allevamenti ed alimentaristi a prendere in considerazione di aumentare l’inclusione del silomais in razione, contribuendo a contenere i costi e a standardizzare verso l’alto le diete delle bovine da latte. Una tendenza che si è estesa ai pastoni di granella e integrali, grazie anche a tecniche di insilamento più efficienti, che includono l’uso di additivi microbiologici mirati.

Tuttavia, alcuni allevatori di vacche da latte hanno notato l’insorgenza di feci molli e irregolarità nell’ingestione in vacche alimentate con silomais o pastoni conservati in trincea per lunghi periodi, pur in assenza di brusche variazioni nel contenuto in nutrienti dei componenti della razione. Alcuni studi in merito hanno evidenziato come variazioni del grado di digeribilità durante il tempo trascorso in trincea, possano essere la causa di questi problemi di alimentazione.

Confronto tra digeribilità della sostanza secca del mais fioccato con il mais insilato come pastone di granella

Una prima interpretazione di questo fenomeno è stata fornita da J.R. Benton, ricercatore dell’Università del Nebraska, e dai suoi collaboratori (2004) che hanno confrontato la digeribilità in situ della sostanza secca (ISDMD) del mais fioccato con lo stesso mais insilato come pastone di granella, a umidità comprese tra il 24 e il 35%. I risultati sono illustrati in figura 1, riportata di seguito. La misurazione della digeribilità è stata effettuata ad intervalli di 28 giorni per un periodo complessivo di insilamento di 298 giorni. Il valore del mais fioccato e del pastone a più bassa umidità (24%) non è cambiato significativamente nel periodo di conservazione, mantenendo un grado di digeribilità relativamente stabile, come desiderato da molti alimentaristi.

Grafico

Tuttavia, tutte le tesi con pastone hanno evidenziato un livello di digeribilità superiore rispetto al mais fioccato, apparentemente dovuto ai processi di fermentazione. Le maggiori variazioni nella digeribilità si sono misurate durante i primi 28 giorni di insilamento, seguiti da cambiamenti lineari nei campionamenti eseguiti ogni 28 giorni a seconda del grado di umidità della granella.

I rapidi cambiamenti rilevati durante il primo mese di conservazione concordano con le comuni raccomandazioni di aspettare uno o due mesi dalla raccolta prima di includere l’insilato di mais o il pastone nella dieta. In precedenza, non era ben documentato come i pastoni più umidi continuassero a cambiare la digeribilità in situ della sostanza secca anche per un anno intero in trincea.

I risultati mostrano che questo parametro aumenta dal 60° giorno al 289° giorno dell’8- 30% a seconda dell’umidità di raccolta della granella. I ricercatori hanno teorizzato che in mais raccolti ad umidità attorno al 24%, come è usuale per il settore delle carni, la digeribilità potrebbe essere incrementata aumentando l’umidità di raccolta e la durata dell’insilamento, con un conseguente miglioramento del suo valore nutrizionale e delle prestazioni del bestiame. Tuttavia, una maggiore umidità richiederebbe verosimilmente una gestione più attenta.

Ricorrere ad una maggior inclusione di insilati di mais ha una significativa convenienza economica, a patto che sia possibile monitorare la razione, adattandola alla variazione di digeribilità dovuta al tempo di permanenza in trincea. Personalmente ho sperimentato sul campo situazioni che ricalcano quelle dei ricercatori del Nebraska. I risultati di una nuova analisi in vitro della digeribilità dell’amido ruminale a 12 ore mostrano un aumento dal 68% all’85% per pastoni di granella al 27% di umidità, insilati rispettivamente per 60 e 240 giorni. Aumenti di questa grandezza potrebbero spiegare alcune delle “acidosi primaverili” che spesso osserviamo, dato che la maggior parte degli alimentaristi ancora non aggiusta la densità energetica degli insilati in base alla durata della conservazione in trincea.

Correlazione tra tempo di insilamento e formulazione della razione

Newbold et al. (2007) ha riportato una ricerca effettuata in Olanda sui cambiamenti di digeribilità dell’amido del silomais conservato in trincea. La quota di amido degradato dopo tre ore di incubazione in situ aumentava significativamente (P<0,001), con un valore medio del 53,2% a due mesi e 69% a 10 mesi di insilamento. Esisteva una interazione tra l’effetto del tempo di permanenza in trincea e la percentuale di sostanza secca all’insilamento (P<0,001).

I ricercatori hanno quindi concluso che quando si formula una razione, dovrebbe essere tenuto in considerazione anche l’effetto della durata dell’insilamento sulla degradabilità dell’amido.

Gli effetti sulle proteine

Owens (2007) ha ipotizzato che la durata della fermentazione influenzi principalmente l’attività dell’etanolo nel solubilizzare le proteine zeine che, unitamente all’idrolisi acida di altre proteine della granella, può interferire con la degradazione dei granuli di amido.

È interessante notare che, nella ricerca del Nebraska sui pastoni, le curve che rappresentavano cambiamenti nell’assunzione di proteine degradabili per campioni con più di 28 giorni di insilamento, risultavano quasi parallele a quelle della digeribilità dell’amido. Negli studi di Newbold sul silomais, anche la degradazione delle proteine grezze è aumentata con il tempo di conservazione in trincea, ma con un valore non altamente correlato con la digeribilità dell’amido (P> 0,1).

Questo spiega perché gli alimentaristi usino abitualmente il parametro dell’azoto solubile per predire il rischio di acidosi nell’alimentazione con pastone. Molti considerano ideale l’intervallo tra 50 e 60% di azoto idrosolubile (espresso come una percentuale di azoto totale), mentre valori superiori al 60% indicano un mais che avrà probabilmente una degradabilità dell’amido molto rapida. Valori inferiori al 40% indicano che non ci sono grandi rischi di acidosi (Soderlund, 2007). Forse gli alimentaristi che lavorano per filiere casearie dovrebbero iniziare a monitorare i livelli di azoto solubile come indice della degradabilità dell’amido ruminale.

I risultati delle ricerche

I risultati di queste ricerche supportano l’idea che la degradabilità dell’amido e delle proteine aumenti durante il tempo di permanenza in trincea, sia per i pastoni che per il silomais. Tuttavia, l’effetto della fermentazione non dovrebbe essere considerato un’alternativa ad una adeguata rottura del pericarpo della granella ad opera dei rompi-granella nella produzione di silomais o pastone.

La disponibilità di recenti metodi di laboratorio per valutare digeribilità dell’amido e solubilità delle proteine può aiutare i nutrizionisti a monitorare questi cambiamenti. Insilare mais ad umidità più elevate può contribuire ad aumentare il valore nutritivo, ma comporta una gestione più cauta sia della conservazione che dell’elaborazione della razione. Potrebbe essere utile raccogliere e congelare campioni che hanno fermentato per 30-40 giorni, per confrontarli con i campioni fermentati per un tempo più lungo (ad es. 200 giorni).

Comprendere questi cambiamenti può aiutare gli alimentaristi a formulare una razione più economica e salubre, evitando rischi di acidosi dovuti alla poca conoscenza delle dinamiche fermentative durante la conservazione.

Pubblicato su Feedstuff vol.79 11-06-07

Fonte: Ruminantia

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