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Silosorgo una valida alternativa al Silomais?

Il mais è tra le coltivazioni che soffrono maggiormente della scarisità d’acqua e degli alti livelli di contaminazione di microtossine dovuti ai cambiamenti climatici. Diventa importante quindi ricercare alternative al trinciato di mais in grado di sopravvivere anche in condizioni ambientali incerte.

Una valida alternativa è l’insilato di sorgo. Il sorgo è in grado di utilizzare le risorse idriche in modo più efficiente. Vi riportiamo di seguito un articolo volto a far luce sui recenti studi sul sorgo e sulla sua performance nel nutrimento delle bovine da latte.

Il costo alimentare guida ancora la produzione di latte nel nostro paese. È questo il motivo per il quale, disciplinari permettendo, i nutrizionisti si sono esercitati a trovare nuove soluzioni nutrizionali negli ultimi anni attraverso le quali fosse possibile mantenere salute e produzione senza aggravare i costi. Quando si parla di foraggi e di vacche da latte, l’insilato di mais si posiziona sempre al primo posto. Tuttavia è sempre più frequente l’utilizzo di alternative che possano risultare complessivamente più economiche.

Zero obblighi

Sfogliando una nota rivista americana di qualche anno fa, la mia attenzione fu attirata dalle risposte che un famoso professore e consulente di campo forniva ad un gruppo di agricoltori in merito all’utilizzo di diverse fonti alimentari. L’argomento era quindi uno di quelli classici, e ruotava attorno al prezzo del latte e al costo di produzione. Particolarmente interessante fu la risposta che il professore diede ad un allevatore che gli chiese come si potevano ottimizzare le razioni senza insilato di mais. Tralasciando i dettagli la risposta risuonò più o meno: “se pensate di poter fare latte senza utilizzare l’insilato di mais vi sbagliate, e io non considero economiche quelle produzioni”.

In molti casi il concetto è vero, soprattutto per una realtà come quella statunitense, nella quale la quantità vale forse più della qualità. Tuttavia ci sentiamo di ritenere come l’affermazione del docente americano non sia sempre valida in tutte le circostanze. Lo conferma ad esempio il fatto che proprio gli Stati Uniti sono il terzo mercato mondiale per il Parmigiano Reggiano (più di 9mila tonnellate esportate nel 2017), formaggio che non viene sicuramente prodotto utilizzando gli insilati, nemmeno quello di mais. A volte la realtà è più ampia di quello che potremmo pensare.

Tutto ciò è in linea con una più moderna concezione dell’alimentazione della bovina da latte, in cui l’insilato può anche non essere un alimento obbligatorio, così come non lo è la soia. Si può fare benissimo tanto latte utilizzando alternative del silomais, così come alternative alla soia. Basti pensare all’utilizzo di altre fonti proteiche come la colza, il girasole e magari qualche aminoacido protetto.

Un foraggio sotto pressione

L’insilato di mais rimane comunque un ottimo alimento, in cui il valore energetico e nutritivo ha un costo di produzione ragionevole e un profilo bilanciato in fibra ed energia fermentescibili. Altri grandi vantaggi di tale prodotto sono l’elevata resa e la relativa facilità di insilamento (che risulta molto più semplice rispetto a quello di altre colture, pensiamo per esempio ad alcune leguminose). Tuttavia anche l’insilato di mais presenta i suoi “talloni di Achille”. I cambiamenti climatici (per esempio le scarse precipitazioni in molte aree del nostro paese) sono realtà e vi è la necessità che il miglioramento genetico delle colture utilizzate per l’alimentazione animale si diriga anche verso una maggiore resistenza alla siccità. Tuttavia esistono piante che sono più adatte di altre ai climi secchi. È per esempio il caso del sorgo se confrontato con il mais.

Il sorgo è una valida alternativa al mais quando l’acqua scarseggia (come per esempio potrebbero accadere in molte parti del Sud Italia) poiché è in grado di utilizzare le risorse idriche in modo molto più efficiente. Questo vegetale ha poi la capacità di produrre una biomassa maggiore. Esistono inoltre altre motivazioni per cui gli allevatori stanno guardando sempre con maggiore interesse a tale coltura. Da un lato il sorgo risulta meno soggetto all’attacco delle micotossine. Questi fattori anti-nutrizionali sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici che ne hanno moltiplicato le tipologie ed esteso l’arco temporale di comparsa. Va inoltre ricordato come sia aumentata l’attenzione e la conoscenza delle micotossine, e quindi anche la loro ricerca attraverso le analisi. Purtroppo, sia l’esperienza pratica sia recenti indagini conoscitive condotte non solo in Italia, ma su base mondiale, indicano come il mais sia il cereale maggiormente contaminato e come l’insilato di mais contenga molte di queste micotossine.
Questo si correla a un altro motivo per cui il sorgo come insilato sta risalendo nelle preferenze di molti allevatori, ovvero alla maggiore sensibilità del mais a specifici parassiti.

Performance simili

Vale a questo punto la pena chiedersi che cosa ne pensano gli utilizzatori finali, ovvero le nostre bovine da latte e che risposte ci danno quando ci muoviamo da un tipo di insilato a un altro. In generale gli esperimenti condotti sulle bovine in lattazione hanno dimostrato come sia possibile sostituire completamente l’insilato di mais con quello di sorgo senza perdere latte. Bisogna però considerare che in tali studi le diete a base di sorgo sono state fortificate dall’aggiunta di farina di mais per compensare il minor contenuto di amido del sorgo rispetto a quello del silomais. Esistono tuttavia delle differenze quando ci si muove da un foraggio all’altro. Per esempio alcuni recenti studi (Cattani et al., 2017) mostrano come nelle diete a base di insilato di sorgo la concentrazione degli acidi grassi saturi e mono-saturi non cambi, ma cambia la presenza dei poli-insaturi, con una riduzione degli omega 6 e omega 3 che sono implicati sia nei processi riproduttivi che in quelli infiammatori.

Sempre nello stesso studio non sono state rilevate differenze statisticamente significative nelle proprietà coagulative del latte. Questo è molto importante per un paese a tipica vocazione casearia come l’Italia.

Altro elemento importante risiede nella composizione dei fattori anti-nutrizionali del sorgo, tradizionalmente noto per essere ricco di componenti fenolici in grado di diminuire l’ingestione, la produzione di latte e la digestione delle proteine (Oliveira 2007). Le nuove varietà genetiche sono state migliorate anche sotto questo aspetto e il contenuto in fenoli è stato abbassato.

Conclusioni

Le bovine da latte sono animali estremamente flessibili grazie alla presenza del rumine che permette loro di valorizzare differenti diete e materie prime. Sono inoltre animali estremamente sensibili poiché sottoposti ad una elevata pressione metabolica per la produzione di latte. Questo le rende particolarmente vulnerabili a molti fattori anti-nutrizionali (micotossine, ma non solo). In quest’ottica la conoscenza della composizione delle singole materie prime, della presenza di fattori anti-nutrizionali di varia natura e l’economicità della produzione delle singole risorse alimentari devono rappresentare i criteri guida per la scelta tra le varie risorse disponibili.

Le recenti indicazioni scientifiche depongono a favore del fatto che l’insilato di sorgo rappresenta una possibile alternativa al classico silomais soprattutto nelle aree con problematiche di scarsità d’acqua e con tendenza ad elevati livelli di contaminazione da micotossine. Va ricordato come la diversa composizione nutrizionale dei due foraggi (maggiore fibra e meno amido nel sorgo) implica la necessità di una compensazione in termini di amido presente in razione.

Fonte: Agronotizie

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