STRESS DA CALDO NELLE VACCHE DA LATTE – Implicazioni metaboliche, nutrizionali e gestionali

Con i primi aumenti delle temperature si torna a parlare di stress da caldo nelle vacche da latte e di quelle che sono le conseguenze e l’impatto sull’allevamento, le sue performance e la redditività.

La zona di confort termico per le bovine da latte si situa tra -5°C e +20°C; tali temperature vengono molto spesso superate nelle regioni della Pianura Padana e per un periodo decisamente più lungo di quello che normalmente immaginiamo. Le condizioni di benessere iniziano infatti a venir meno in un periodo compreso tra aprile/maggio e perdurano fino a settembre/ottobre. Durante questo lungo lasso di tempo per la maggior parte della giornata il THI, ovvero quella misura che combina temperatura ed umidità, è superiore al limite di stress termico.

Il THI si misura con una formula che mette, appunto, in relazione la temperatura dell’aria e l’umidità:

THI = Ta – ( 0.55 – 0.55 x UR ) x ( Ta – 58 )

Dove Ta è la temperatura atmosferica (°C) così calcolata [(1,8 x T °C) + 32]; e UR è l’umidità relativa (%).

Storicamente si ritiene che lo stress da caldo sopraggiunga con valori di THI superiori a 72, ma studi più recenti hanno dimostrato che già a valori di 64-65 le bovine incomincino a soffrirne e a ridurre il proprio potenziale produttivo, soprattutto in caso di animali molto produttivi. A parità di temperatura è dimostrato che maggiore è la produzione, maggiore è il calore prodotto dai processi metabolici e maggiore è la condizione di stress.

Quest’ultima affermazione mette sul tavolo un’ulteriore dettaglio per quanto concerne lo stress da caldo, ovvero che rappresenta la quantità di calore a cui l’organismo è esposto più il calore che esso stesso genera.

Le bovine da latte sono animali sufficientemente in grado di resistere se sottoposte ad un singolo fattore di stress, senza un impatto eccessivamente negativo su produttività e sanità. Più fattori di stress invece possono determinare effetti molto gravi compromettendo anche l’intera carriera produttiva dell’animale.

Cosa succede alle vacche che soffrono di stress da caldo?

Si nota quotidianamente, durante il periodo estivo, che le vacche:

  • calano di ingestione
  • peggiorano i parametri produttivi, sia in termini di quantità che di qualità
  • si modifica l’efficienza digestiva (indice di conversione)
  • si ha un peggioramento degli indici di fertilità
  • aumenta l’incidenza di numerose patologie correlate
  • solo in autunno «smaltisco» le conseguenze dell’estate.

I processi degradativi

In estate si ha un rallentamento dei processi digestivi, la causa è da ricondurre a una diversa distribuzione del circolo sanguigno il quale viene “deviato” dagli organi interni (quali il rumine) verso il cuore e la cute per poter rendere più efficace la dispersione del calore; questa diversa distribuzione provoca, fra l’altro, una riduzione media del pH ruminale (acidosi) determinando una variazione della popolazione batterica al suo interno; a tal proposito i batteri deputati alla demolizione della fibra (cellulosolitici), molto sensibili a questi cambiamenti, diminuiscano la loro attività aumentando l’alimento non digerito nel rumine. A livello di apparato digerente, con la diminuzione e il rallentamento di processi digestivi, assisteremo ad una marcata diminuzione della biodisponibilità dei principi nutritivi.

L’acqua

La produzione di latte risulta inferiore, non solamente per quanto appena detto, ma anche a causa della maggiore perdita di liquidi attraverso le feci, le urine, la saliva, il respiro e la cute.

La perdita di liquidi e come reintegrarli è un aspetto cruciale per limitare gli effetti da stress da caldo; l’acqua deve essere facilmente disponibile e accessibile per le bovine. Sono necessari 6-8 cm lineari per vacca di spazio in abbeveratoio per poter bere, meglio sarebbero 10-12 cm; il flusso dell’acqua è un altro elemento critico e deve essere di 12-18 litri/min e la temperatura di 21-26°C anche in estate.

Interessante sarebbe installare un abbeveratoio all’uscita delle sale di mungitura, nel momento di massima sete delle bovine.

Soffrono anche le vacche in asciutta

Lo stress da caldo ha effetti negativi anche sulle vacche in asciutta provocando un calo di peso alla nascita del vitello (-10%), una mancata produzione ad inizio lattazione per la bovina (-12%), un calo della concentrazione anticorpale nel colostro (< IgG) ed un aumento nell’incidenza dei disordini post-partum (distocie, ritenzioni, ecc.).

Stress da caldo e salute podale

Gli effetti dello stress da caldo si fanno risentire anche sull’attività delle bovine nei mesi estivi; gli animali rimangono maggiormente in piedi e senza un’adeguata fase di riposo aumenta l’incidenza delle diverse patologie podali. Le zoppie sono un grande problema per i mesi autunnali e le cause provengono, spesso, da una cattiva gestione della mandria durante i mesi più a rischio per lo stress da caldo.

Misure per la prevenzione dello stress da caldo

E’ possibile attuare delle azioni contro lo stress da caldo per mitigarne gli effetti:

  • Ventilazione forzata dell’aria
  • Irrorazione con acqua (quantità dipendente da umidità dell’aria)
  • Zone di riposo più pulite
  • Maggior frequenza di pulizia corsie e lotta alle mosche
  • Appropriata alimentazione
  • Acqua di bevanda

Gli effetti dello stress da caldo possono influenzare la lattazione delle bovine in stalla oltre che causare effetti negativi sulla loro salute. Una corretta gestione dello stress da caldo riduce di gran lunga le problematiche connesse e aumenta la redditività della stalla.

Il metodo Zoo Assets è in grado di prevenire le conseguenze dello stress da caldo con soluzioni innovative e rispettose della fisiologia delle vacche da latte. Nelle prossime settimane ve le presenteremo in modo approfondito.

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